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sabato, maggio 28, 2011

Ogni bambino ha dentro di sé un dio, i nostri tentativi di plasmare il bambino trasformeranno quel dio in un demonio


Ogni bambino ha dentro di sé un dio, i nostri tentativi di plasmare il bambino trasformeranno quel dio in un demonio

 

C'è uno stupendo film italiano diretto da Federico Fellini, (8 e mezzo).

In una scena c'è un prete cristiano che va a fare un pic nic, o un'escursione,

con un gruppo di ragazzini tra gli otto e i dieci anni.

Sono sulla spiaggia e vanno avanti,

mentre il prete si trova in retroguardia guardia con intorno tre o quattro ragazzi.

Quelli davanti s'imbattono in una donna anziana che è una puttana, e le dicono:

«Ciao» e lei: «Ciao».

I ragazzi le chiedono: «Chi sei?».

Lei risponde: «Sono una prostituta».

Loro non sanno cosa significhi, ma fingono di saperlo.

Uno dei ragazzi, che sembra un po' più esperto degli altri, dice:

«Una prostituta è una che fa certe cose se la paghi».

Gli chiedono: «Farebbe quelle cose, se noi la paghiamo?».

«Perché no?» fu la risposta.

Così , fanno una colletta e le danno i soldi, dicendo:

«Adesso che ti abbiamo dato i soldi, ci fai quelle certe cose?».

Lei risponde: «Certo, ragazzi, cosa volete che faccia?».

L'unica cosa che viene in mente ai ragazzi è farla spogliare.

Così, lei si spoglia.

Loro la guardano: non hanno mai visto una donna nuda prima di allora.

I ragazzi non sanno cos'altro farle fare, e così le dicono: «Potresti ballare?».

E lei: «Certo».

Tutti si mettono in cerchio, cantando e battendo le mani; la puttana muove il didietro e i ragazzi si divertono un mondo.

Il prete vede tutto: corre sulla spiaggia e si mette a urlare contro la donna.

La fa rivestire,

e la voce narrante dice:

«In quell'attimo, i ragazzi persero l'innocenza; fino a quel momento, erano puri, splendidi».

giovedì, febbraio 24, 2011

Profitto


Vantaggio

Quale sarà mai il vantaggio materiale di mandare un uomo sulla luna,
quando noi non riusciamo a vivere sulla terra?

Messaggio per un’aquila che si crede un pollo
Anthony de Mello

domenica, ottobre 31, 2010

Impavidità

Impavidità


«Cos'è l'amore?».

«L'assenza totale di paura», disse il maestro.

«E cos'è che temiamo?».

«L'amore», rispose il maestro.



Un minuto di saggezza
Anthony de Mello

lunedì, ottobre 04, 2010

Faibene


Il signor Faibene


"Esiste qualcosa come l'amore dimentico di sé?" domandò qualcuno.
Per tutta risposta il maestro disse:
"Il signor Faibene attendeva ansiosamente, mentre gli angeli del paradiso esaminavano i suoi trascorsi.
Alla fine, l'angelo che teneva i registri alzò gli occhi ed esclamò:
"Ma è fantastico. E' inaudito! In tutta la tua vita non hai commesso neppure il più piccolo peccato...
Neppure un peccatuccio in un'intera esistenza!
Ogni tua azione è stata un atto di carità.
Ora, in quale categoria possiamo ammetterti in paradiso?
Non fra gli angeli, perché non sei un angelo.
Non fra gli esseri umani, perché non hai una sola debolezza; perciò dobbiamo rimandarti sulla terra per un giorno perché tu possa commettere almeno un peccato...
e tornare qui come un essere umano!"
Il povero signor Faibene, senza un peccato, si ritrovò all'angolo di una strada della sua città natale, infelice e sconcertato,
ma deciso ad allontanarsi almeno di un piccolo passo dalla retta via.
Passò un'ora, poi due, poi tre, e il signor Faibene era ancora lì a domandarsi, perplesso, che cosa dovesse fare.
Così, quando una donna grande e grossa gli fece un cenno, egli rispose alacremente.
La donna era tutt'altro che giovane o carina...
ma era il suo passaporto per il paradiso; così decise di passare la notte con lei.
Quando vide che albeggiava, il signor Faibene guardò l'orologio.
Doveva far presto. Ancora mezz'ora e sarebbe stato riportato in paradiso.
Ma, mentre si andava rivestendo, gli si gelò il sangue:
l'anziana signora gli stava dicendo dal letto:
"Oh caro, caro signor Faibene, che grande atto di carità hai compiuto questa notte!".


Shock do un minuto
Anthony de Mello

mercoledì, agosto 04, 2010

Felicità


Felicità


"Ho un disperato bisogno di aiuto, o diventerò matto.
Viviamo in una sola stanza, mia moglie, i miei figli e i miei suoceri.
Abbiamo i nervi a pezzi, urliamo e gridiamo gli uni contro gli altri.
Quella stanza è un inferno".
"Mi prometti DI fare tutto quello che ti dirò?" disse il maestro gravemente.
"Giuro che farò qualunque cosa".
Benissimo. Quanti animali avete?".
"Una mucca, una capra e sei polli".
"Prendeteli tutti nella stanza con voi. Poi torna tra una settimana".


Il discepolo era atterrito.
Ma aveva promesso di obbedire!
Così prese in casa gli animali.
Una settimana dopo tornò, ridotto a un pietoso essere gemebondo:
"I miei nervi sono distrutti. Lo sporco! Il puzzo! Il rumore! Siamo tutti al limite della pazzia!".
"Torna indietro", disse il maestro, "e metti fuori gli animali".
L'uomo andò a casa di corsa.
E il giorno dopo tornò, con gli occhi brillanti di gioia.
"Quant'è dolce la vita! Gli animali se ne sono andati. La casa è un paradiso... così tranquilla, pulita, spaziosa!".


Un minuto di saggezza
Anthony de Mello

giovedì, luglio 22, 2010

L’uovo d’aquila


Messaggio per un Aquila che si crede pollo


Un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una chioccia.

L'uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l'aquilotto crebbe insieme ai pulcini.

Per tutta la vita l'aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.

Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.

Trascorsero gli anni, e l'aquila divenne molto vecchia.

Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava,

maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d'aria, muovendo appena le robuste ali dorate.

La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita.

«Chi è quello?» chiese.

«É l'aquila, il re degli uccelli», rispose il suo vicino.

«Appartiene al cielo.

Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.



Messaggio per un Aquila che si crede pollo
Anthony de Mello

sabato, ottobre 10, 2009

Il canto degli uccelli


Il canto degli uccelli


I discepoli facevano molte domande su Dio.
Il Maestro disse: "Dio è ignoto, e inconoscibile,
ogni affermazione che lo riguardi,
ogni risposta alle vostre domande,
è una distorsione della verità."
I discepoli rimasero perplessi.
"Ma allora perché parli di lui?"
"Perché cantano gli uccelli?", disse il Maestro.
Un uccello non canta perché ha qualche dichiarazione da fare.
Canta perché ha una canzone.

Le parole dell'erudito devono essere comprese.

Le parole del maestro, non si devono comprendere,

bisogna ascoltarle come si ascolta il vento tra gli alberi

e il rumore del fiume

e il canto degli uccelli.

Esse risveglieranno nel cuore

qualcosa che è al di là di ogni conoscenza.


Il canto degli uccelli

Anthony de Mello

giovedì, ottobre 08, 2009

Consapevolezza


Jaime


L'anno scorso, alla televisione spagnola, ho sentito una storiella su un tizio che bussa alla porta di suo figlio.
«Jaime», dice, «svegliati!»
Jaime risponde: «Non voglio alzarmi, papà».
Il padre urla: «Alzati, devi andare a scuola».
Jaime dice: «Non voglio andare a scuola».
«E perché no?» chiede il padre.
«Ci sono tre ragioni», risponde Jaime.
«Prima di tutto, è una noia; secondo, i ragazzi mi prendono in giro; terzo, io odio la scuola».
E il padre dice:
«Bene, adesso ti dirò io tre ragioni per cui (devi) andare a scuola: primo, perché è tuo dovere; secondo, perché hai quarantacinque anni, e terzo, perché sei il preside».

Messaggio per un'aquila che si crede un pollo

Anthony de Mello

lunedì, ottobre 05, 2009

Com'è l'illuminazione?


Il barbone di Londra


Un barbone londinese si stava sistemando per la notte.
É riuscito a malapena a procurarsi una crosta di pane da mangiare.
Tuttavia, giunge fino all'argine del Tamigi.
Sta scendendo una pioggerellina leggera, e così si rannicchia nel suo vecchio cappotto sbrindellato.
É lì lì per addormentarsi quando improvvisamente compare una Rolls-Royce guidata da un autista.
Dall'auto esce una ragazza bellissima che gli dice: «Pover'uomo, ha intenzione di passare la notte qui sull'argine?».
Il barbone risponde: «Sì». E la donna: «Non posso permetterlo. Verrà a casa mia e trascorrerà una notte piacevole, dopo aver consumato una buona cenetta».
E insiste perché l'uomo salga in macchina.
Poi, escono da Londra e arrivano in un luogo dove la donna possiede una splendida magione, circondata da un parco immenso.
Vengono accolti dal maggiordomo, al quale la donna dice: «Per favore, James, assicurati che quest'uomo venga sistemato negli alloggi della servitù e che venga trattato bene». James esegue.
La giovane donna si è svestita e sta per andare a letto quando all'improvviso le viene in mente il suo ospite.
Così, s'infila qualcosa e attraversa il corridoio, fino agli alloggi della servitù.
Vede che dalla fessura della porta della stanza in cui è stato alloggiato il barbone filtra un filo di luce.
Bussa piano alla porta, la apre, e trova l'uomo sveglio.
Allora gli chiede: «Cosa c'è, buon uomo, non ha avuto una buona cena?».
E lui risponde: «Mai mangiato così bene in vita mia, signora».
«Ha abbastanza caldo?» chiede lei.
«Sì, grazie, il letto è caldo e confortevole» risponde lui.
Allora lei dice: «Forse ha bisogno di un' di compagnia.
Perché non mi fa un po' di posto?».
Così dicendo gli si avvicina,
lui le fa posto e cade dritto nel Tamigi.

Messaggio per un'aquila che si crede un pollo

Anthony de Mello

domenica, maggio 31, 2009

Non cambiare!


52


Non cambiare!



Per anni sono stato un nevrotico.


Ero ansioso, depresso ed egoista.


E tutti continuavano a dirmi di cambiare.


E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico.

E io mi risentivo con loro, ed ero d'accordo con loro, e volevo cambiare,


ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi.

Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico continuava a dirmi quanto fossi nevrotico.


Anche lui continuava a insistere che cambiassi.

E io ero d'accordo anche con lui, e non riuscivo ad avercela con lui.


E mi sentivo così impotente e intrappolato.

Poi, un giorno, mi disse: "Non cambiare. Rimani come sei.


Non importa se cambi o no.


Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti".

Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie:


"Non cambiare. Non cambiare. Non cambiare... Ti amo".

E mi rilassai.


E mi sentii vivo.


E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai!

Ora so che non potevo cambiare davvero finché non avessi trovato qualcuno che mi avrebbe amato, che fossi cambiato o meno.




È così che mi ami, Dio?


Il canto degli uccelli.


Il canto degli uccelli

Anthony de Mello