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giovedì, febbraio 24, 2011

Profitto


Vantaggio

Quale sarà mai il vantaggio materiale di mandare un uomo sulla luna,
quando noi non riusciamo a vivere sulla terra?

Messaggio per un’aquila che si crede un pollo
Anthony de Mello

giovedì, luglio 22, 2010

L’uovo d’aquila


Messaggio per un Aquila che si crede pollo


Un uomo trovò un uovo d'aquila e lo mise nel nido di una chioccia.

L'uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l'aquilotto crebbe insieme ai pulcini.

Per tutta la vita l'aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro.

Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.

Trascorsero gli anni, e l'aquila divenne molto vecchia.

Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava,

maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d'aria, muovendo appena le robuste ali dorate.

La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita.

«Chi è quello?» chiese.

«É l'aquila, il re degli uccelli», rispose il suo vicino.

«Appartiene al cielo.

Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.



Messaggio per un Aquila che si crede pollo
Anthony de Mello

giovedì, ottobre 08, 2009

Consapevolezza


Jaime


L'anno scorso, alla televisione spagnola, ho sentito una storiella su un tizio che bussa alla porta di suo figlio.
«Jaime», dice, «svegliati!»
Jaime risponde: «Non voglio alzarmi, papà».
Il padre urla: «Alzati, devi andare a scuola».
Jaime dice: «Non voglio andare a scuola».
«E perché no?» chiede il padre.
«Ci sono tre ragioni», risponde Jaime.
«Prima di tutto, è una noia; secondo, i ragazzi mi prendono in giro; terzo, io odio la scuola».
E il padre dice:
«Bene, adesso ti dirò io tre ragioni per cui (devi) andare a scuola: primo, perché è tuo dovere; secondo, perché hai quarantacinque anni, e terzo, perché sei il preside».

Messaggio per un'aquila che si crede un pollo

Anthony de Mello

lunedì, ottobre 05, 2009

Com'è l'illuminazione?


Il barbone di Londra


Un barbone londinese si stava sistemando per la notte.
É riuscito a malapena a procurarsi una crosta di pane da mangiare.
Tuttavia, giunge fino all'argine del Tamigi.
Sta scendendo una pioggerellina leggera, e così si rannicchia nel suo vecchio cappotto sbrindellato.
É lì lì per addormentarsi quando improvvisamente compare una Rolls-Royce guidata da un autista.
Dall'auto esce una ragazza bellissima che gli dice: «Pover'uomo, ha intenzione di passare la notte qui sull'argine?».
Il barbone risponde: «Sì». E la donna: «Non posso permetterlo. Verrà a casa mia e trascorrerà una notte piacevole, dopo aver consumato una buona cenetta».
E insiste perché l'uomo salga in macchina.
Poi, escono da Londra e arrivano in un luogo dove la donna possiede una splendida magione, circondata da un parco immenso.
Vengono accolti dal maggiordomo, al quale la donna dice: «Per favore, James, assicurati che quest'uomo venga sistemato negli alloggi della servitù e che venga trattato bene». James esegue.
La giovane donna si è svestita e sta per andare a letto quando all'improvviso le viene in mente il suo ospite.
Così, s'infila qualcosa e attraversa il corridoio, fino agli alloggi della servitù.
Vede che dalla fessura della porta della stanza in cui è stato alloggiato il barbone filtra un filo di luce.
Bussa piano alla porta, la apre, e trova l'uomo sveglio.
Allora gli chiede: «Cosa c'è, buon uomo, non ha avuto una buona cena?».
E lui risponde: «Mai mangiato così bene in vita mia, signora».
«Ha abbastanza caldo?» chiede lei.
«Sì, grazie, il letto è caldo e confortevole» risponde lui.
Allora lei dice: «Forse ha bisogno di un' di compagnia.
Perché non mi fa un po' di posto?».
Così dicendo gli si avvicina,
lui le fa posto e cade dritto nel Tamigi.

Messaggio per un'aquila che si crede un pollo

Anthony de Mello